Blog

Il castello sorge in posizione scenografica, nelle terre del Roero. È una delle costruzioni medievali più rappresentative del Piemonte, sia come modello architettonico, sia per il perfetto stato di mantenimento. Dubbia è l’epoca della fondazione del Castello, è però certo che una fortificazione già esisteva prima del 1000.

I Vescovi di Asti furono signori di Monticello fino al 1372, e sotto il loro dominio, il feudo era governato da vassalli. In quel tempo il vescovo di Asti aveva insediato nel castello il vassallo Ludovico Malabalia, divenuto prepotente e tiranno. Sdegnato, il vescovo di Asti chiese allora l’aiuto dei Conti Roero, nobili di Asti e signori di Monteu, tra i più illustri e potenti feudatari dell’epoca. I Roero accorsi in aiuto, a capo delle loro milizie, posero l’assedio al castello e lo conquistarono, liberando dalle violenze del Malabalia. A seguito della vittoria, per riconoscenza, il Vescovo rinunciò al feudo di Monticello in favore dei salvatori, i Roero.

L’imponente quadrilatero si erge sui bastioni attorno ai quali un tempo correva il fossato. La facciata è delimitata da due torri, un torrione rotondo all’angolo destro e una torre quadrata. Costruito in mattoni a vista (5 milioni di pezzi) consiste di un piano terreno e di due sopraelevati con la parte superiore coronata da merli ghibellini a protezione del passo di ronda, che corre lungo tutto il perimetro del castello.

Le principali ristrutturazioni del castello furono fatte eseguire a fine ‘300 da Percivalle Roero, quando il castello venne munito di nuove difese.

Successivamente, nel 1785, il Conte Francesco Gennaro Roero Viceré di Sardegna, in occasione delle sue nozze con Paola del Carretto rinnovò ancora il castello: abolì il ponte levatoio, abbassò il livello del terrapieno; agli spalti e fossati sostituì bellissimi giardini, mentre nell’interno procedette con nuove decorazioni.

Il Castello di Monticello deve la sua fortuna al fatto di essere da seicento anni posseduto e abitato dalla famiglia dei Conti Roero.

 

Caratteristiche della visita

Dopo aver percorso il giardino all’italiana dall’originale geometria a forma di chiocciola intorno all’edificio, disegnato dall’architetto della corte Sabuauda, Kurten, si accede al piano terreno dallo scalone di pietra.

Nella sala d’armi si trovano antiche armature medioevali e una preziosa raccolta di armi di tutti i tempi. Una breve tappa nei sotterranei, ambienti di servizio utilizzati talvolta come cantine, talaltra come prigioni. Passando dinnanzi alla Cappella gentilizia, si accede poi, dalla doppia rampa di scale della torre rotonda, alla maestosa galleria con i ritratti degli antenati.

Nella sala del biliardo si trova lo storico archivio della famiglia. Alle pareti si notano due arazzi su seta, che appartennero ai condottieri crociati del Casato Rotario.

Finemente arredato è il salottino attiguo, di gusto tipicamente barocco. Il cortile interno è particolarmente interessante per essere rimasto intatto nella sua struttura originaria del 1300, con finestre ad arco, galleria ad archi e torre ottagona.

0